Un cielo rosso di sabbia illuminava le strade umide del mattino. “Dove sono!?” Si svegliò di soprassalto, e solo dopo una quindicina di secondi si rese conto di essere a “casa”: la stanza del Motel dove alloggiava era avvolta nella penombra, un velo color ocra tinteggiava le pareti della stanza. Si alzò. mise i piedi a terra su una moquette che in origine doveva essere di un bourdeaux acceso, ma che adesso era sbiadita, sudicia e appiccicosa. Alzò la cornetta del telefono accanto al comodino del letto, ma non accese l’abat-jour. Chiese alla reception di passargli un numero…
Subito dopo i toni analogici si ammutolì. Chi era al telefono? Vide un’ombra sfuggente nella parete di fronte a lui. Si girò verso lo specchio, di scatto, mentre continuava a conversare, senza riuscire a smettere. Poi, quando vide, ammutolì. Poi si disse che forse era l’acido che si era preso la sera prima a fare ancora effetto. Ma non ne era certo.
Accanto allo specchio, in un angolo della stanza, una figura scura, densa, una silhouette di un uomo, avvolta dalla penombra. e nello specchio c’era lui, in boxer, ma quello che stringeva tra le mani non era la cornetta del telefono, ma un cellulare.
Completamente sconcertato, si alzò lentamente, e si avviò verso lo specchio. Avvicinandosi a quella figura oscura sentiva crescere dentro di sè strani pensieri, ma non aveva paura. Voleva vedere il volto di quell’uomo. Aveva di sicuro un impermeabile addosso, che sgocciolava acqua sulla moquette. Ma nonostante si avvicinasse, non riusciva a vederlo, come se la luce che proveniva dalla finestra gli passasse attraverso, non lo scalfisse minimamente. Era completamente nero… non aveva consistenza… Mentre dall’altro capo del cellulare provenivano misteriosi suoni, provò a toccarlo… terrorizzato, tirò indietro il braccio di scatto… quella silhouette era densa.
Guardò sulla moquette e vide. Sangue.
Gli sembrò di sentire piovere dietro la finestra. Si precipitò ad aprirla. Il cielo aveva quello stranissimo colore, era completamente coperto di nubi, ma non pioveva. Quel rumore, come tutto ciò che aveva ascoltato fino a quel momento, proveniva da quella strana cosa nella sua stanza. Accostò di nuovo la finestra, e si diresse verso l’ombra con decisione. Voleva provare a chiederle chi era, cos’era, cosa voleva… ma non riuscì a spiccicare una parola. Era di nuovo davanti allo specchio… e quello che stringeva tra le mani era il suo cellulare. Insanguinato. I muscoli della mano si allentarono, e lo lasciarono cadere a terra.
Provò di nuovo a toccare l’ombra, ed era come toccare del detersivo per i piatti. Ci infilò una mano dentro. Una strana sensazione lo attraversò… si sentì improvvisamente ringiovanire… provò ad osservare oltre quello strano fenomeno, provò a vederlo di profilo, mentre vi immergeva la mano dentro. L’ombra non aveva un profilo… era completamente piatta. ma non vedeva la sua mano dall’altro lato.
Ora gli sembrava tutto più chiaro. Si chinò a prendere il cellulare, tornò indietro al comodino del letto, e prendendo la rincorsa si gettò dentro l’ombra.




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